Essere fotografati non è solo mettersi davanti a un obiettivo.
È fermarsi. È guardarsi senza dover spiegare nulla.

In un’esperienza fotografica vissuta come forma terapeutica, la fotografia smette di essere “immagine” e diventa spazio sicuro. Uno spazio in cui il corpo non deve performare, il volto non deve sorridere per forza, l’emozione non deve essere corretta. C’è solo ciò che emerge, nel momento esatto in cui viene accolto.

donna in bianco e nero fotografia premiata scattata da Fenaroli atelier

“Direction of the Wind” di Gloria Fenaroli

Gold Medal a European Photography Awards 2025

Black & White Photography- sezione Portrait

European-Photography-Awards-Gold-Winner2025 Gloria Fenaroli

Diventare soggetto di un’opera artistica significa questo: non essere usati, ma riconosciuti. Non essere trasformati, ma rivelati. L’artista non prende, ascolta. Non impone una visione, la costruisce insieme a te.

In quello scambio silenzioso tra chi guarda e chi è guardato accade qualcosa di profondo: ci si vede davvero, forse per la prima volta. E in quello sguardo nasce una forma di cura. Perché essere visti con rispetto, senza giudizio, è già un atto terapeutico.

La fotografia allora non serve a ricordare come eravamo, ma a testimoniare che, in quell’istante, siamo stati presenti a noi stessi. E questo, a volte, è tutto ciò di cui abbiamo bisogno.

Essere visti, prima ancora che fotografati

Quando qualcuno ci osserva con attenzione, senza cercare di correggerci, accade qualcosa di semplice e allo stesso tempo raro. Possiamo smettere, per un momento, di controllare l’immagine che stiamo offrendo agli altri.

Non dobbiamo assumere una posa. Non dobbiamo dimostrare niente.

Possiamo lasciare che il corpo trovi la propria posizione, che lo sguardo cambi, che un’emozione attraversi il volto senza doverla spiegare.

La macchina fotografica registra quell’istante, ma prima ancora lo accoglie lo sguardo di chi fotografa.

Ed è forse qui che il ritratto acquista il suo significato più profondo: non raccontare come dovremmo apparire, ma lasciare emergere chi siamo quando smettiamo di preoccuparci di come apparire.

“Ogni donna ha un suo pantheon interiore.” J.S. Bolen 

E tu che dea sei? Scoprilo con questa esperienza