Voglio vedermi.

Perché non so cosa la vita mi riserva. So soltanto che questo momento è mio. E voglio viverlo così, per ciò che sono oggi.

Guardarsi allo specchio, però, non significa sempre vedersi.

Quante volte ci fermiamo davanti alla nostra immagine e cerchiamo subito qualcosa da correggere? Una ruga, un difetto, una parte del corpo che non riconosciamo più. Lo specchio restituisce un’immagine, ma noi spesso la osserviamo attraverso il filtro del giudizio.

E allora nasce un desiderio diverso: guardarsi senza giudicarsi.

Quando lo specchio diventa un’altra persona

Cerca ciò che sta emergendo.

In questo incontro, il fotografo diventa quasi uno specchio che ti capisce: riflette le tue parti di luce senza avere bisogno di cancellare le ombre.

Perché anche le ombre fanno parte di noi.

Non tutto deve essere luminoso. Non tutto deve apparire perfetto. Una fotografia può accogliere una fragilità, una tensione, una parte che normalmente cerchiamo di nascondere. Può mostrarla senza trasformarla in un difetto.

E forse proprio lì accade qualcosa.

Vedere ciò che non avevi ancora visto

Questo è il potere di uno sguardo attento: non aggiunge, non corregge, non giudica. Rivela.

E allora il ritratto smette di essere una fotografia in cui chiedersi “Sono venuta bene?”

La domanda diventa un’altra:

“Cosa vedo di me che prima non riuscivo a vedere?”

Set i interessa approfondire l’argomento sul piano psicologico, leggi le riflessioni della Dott.ssa Agosti in merito ai ritratti femminili

Il tempo che abbiamo davanti

Davanti allo specchio, puoi decidere di guardarti.

Davanti a una macchina fotografica, puoi permettere a qualcun altro di guardarti con attenzione e restituirti un’immagine nella quale riconoscerti.

E forse, alla fine, il regalo più grande non è avere una bella fotografia.

È poter dire:

“Questa sono io. Oggi. E finalmente riesco a vedermi.”